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  • 3) L’Amore per Allah (SwT) e l’Amore per il Mondo  
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  • 3) L’Amore per Allah (SwT) e l’Amore per il Mondo

    L’Imam al-Ghazālī e altri Sufihanno commesso un errore serio nell’interpretazione del concetto di “prepararsi per l’Aldilà”.

    Si tratta di ciò che vorrei chiarire in questa sede.

    Il concetto di “prepararsi per l’Aldilà” dipende dai termini in cui si considera la relazione tra questo mondo e l’Aldilà. Esistono tre possibilità:

    -Immergersi nelle benedizioni di questo mondo e dimenticare l’Aldilà;

    -Usare questo mondo in funzione dell’Aldilà;

    -Rinunciare a questo mondo in nome dell’Aldilà.

    I Sufihanno adottato la terza alternativa, laddove i materialisti hanno adottato la prima alternativa. Tra i due estremi si trova il vero punto di vista islamico.

    Esistono numerosi versetti del Sacro Corano che cantano le lodi alle benedizioni di questo mondo, e numerosi altri che esortano con forza i Musulmani ad aspirare all’Aldilà.

    Se visti isolati gli uni dagli altri, tali versetti possono essere usati dai due gruppi per provare i loro punti di vista estremi. Visti invece alla luce di altri versetti, che parlano della relazione tra questo mondo e l’Aldilà, si viene guidati verso il vero punto di vista coranico. Ed è ovvio che i versetti del Sacro Corano non possono essere separati gli uni dagli altri, specialmente quando trattano dello stesso argomento. Come ho già detto, non è questo il luogo per discutere approfonditamente la questione; in ogni modo, fornirò alcuni esempi tratti dal Sacro Corano e dalla Sunnahper chiarire il punto di vista islamico a proposito di questo mondo e dell’Aldilà.

    Il Sacro Corano dice:

    Cerca, con tutto ciò che Allah ti ha concesso, la Dimora Ultima. Non trascurare i tuoi doveri in questo mondo…” (Sura al-Qasas, 28:77)

    ed ancora:

    Quando poi l'orazione è conclusa, spargetevi sulla terra in cerca della grazia di Allah, e molto ricordate Allah, affinché possiate avere successo”. (Sura al-Juma°a, 62:10)

    L’Imam Ĥasan (as) disse: “Sii per il mondo come se dovessi vivere per sempre, e sii per il tuo Aldilà come se dovessi morire domani[1].

    L’Imam insegna che l’Islam non pretende alcuna rinuncia al mondo, anzi incoraggia ad amarlo e a goderne i benefici, ma non al punto di dimenticare l’Aldilà, dove il destino dipende da quanto si è stati obbedienti ad Allah (SwT) nella vita mondana. L’Imam Mūsa al-Kāďim (as) disse: “La persona che rinuncia al mondo per la religione o chi rinuncia alla sua religione per il mondo non è con noi[2].

    Per l’Islam, l’essere devoti non significa rinunciare a questo mondo e vivere in isolamento in un deserto o in un monastero!

    Essere devoti significa vivere una vita normale nella società, senza dimenticare la destinazione finale, lo scopo della nostra creazione: una vita eterna nell’Aldilà.

    Anche la relazione tra l’amore per Allah (SwT) e l’amore per il proprio coniuge, per i propri figli, e per il mondo in generale è dello stesso tipo.

    Esistono due livelli di amore per l’Islam: l’amore per Allah (SwT) e l’amore per tutto il resto. L’Islam non proibisce ad una persona di amare il coniuge, i figli, i genitori, e le benedizioni terrene che Allah (SwT) ha concesso. Tuttavia, l’Islam prescrive che tale amore debba essere in armonia con l’amore per Allah (SwT), che debba basarsi sull’amore per Allah (SwT). L’implicazione pratica di tutto ciò è che, se si verifica un conflitto tra l’amore per Allah (SwT) e l’amore per tutto il resto, l’amore per Allah (SwT) deve avere la precedenza. Per l’Islam, Allah (SwT) è l’asse dell’esistenza, Lui e nient’altro è la Verità Assoluta.

    Mi permetto di spiegare il fenomeno in modo metaforico: la Luna gira intorno alla Terra, ma, allo stesso tempo, gira anche intorno al Sole. Inoltre, la relazione magnetica tra la Luna e la Terra, è solo una parte della forza magnetica complessiva che fa che i pianeti girino intorno al Sole nel nostro sistema solare.

    In modo simile, nell’Islam l’amore tra due esseri umani è come la relazione tra la Luna e la Terra, mentre l’amore che un Musulmano sente per Allah (SwT) è come la relazione tra il Sole e i pianeti. Ovviamente, il primo tipo di amore esiste nel regno del secondo. In altre parole, esistono due cicli d’amore: l’amore per Allah (SwT) e l’amore per il marito, la moglie o i figli.

    Il primo è un circolo più ampio all’interno del quale esiste il secondo.

    Bisogna ricordare che esiste una sottile differenza tra quanto qui si afferma e quanto affermano la Mernissi e, fino ad un certo punto, al-Ghazālī. La Mernissi dice che nell’Islam l’amore tra marito e moglie è proibito perché l’amore dovrebbe essere rivolto esclusivamente ad Allah (SwT).

    Al contrario, affermiamo che l’Islam non proibisce l’amore tra marito e moglie, né qualunque altro amore, fintanto che esso sia in armonia con l’amore per Allah (SwT), ovvero che tale amore non deve sopraffare la persona fino al punto di rinunciare all’amore per Allah (SwT). Il Sacro Corano lo menziona chiaramente:

    Di': «Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le cose che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi»” (Sura at-Tawba, 9:24).

    Concentriamoci sull’espressione “aĥabbu– più cari”. Se Allah (SwT) avesse detto: “se i vostri... sono a voi cari”, la Mernissi ed altri con la stessa ideologia avrebbero potuto aver ragione nel dire che l’Islam esige amore esclusivo verso Allah (SwT) e che tutti gli altri amori sono proibiti. Ma qui il Sacro Corano sta parlando in modo comparativo, e dice che se si amano altre cose o persone più di Allah (SwT), si commette un errore, perché tale amore potrebbe portare sul cammino della disobbedienza ai comandamenti di Allah (SwT) e causare la perdizione nell’Aldilà.

    Da quanto detto emerge chiaramente che il concetto islamico di amore non è confinato all’amore per Allah (SwT) in contrapposizione all’amore per le donne; è piuttosto un concetto universale che include l’amore per tutte le cose e le persone. Quindi, è assolutamente fuorviante collocare la questione in un contesto sessista e dire che la morale sessuale islamica è una morale misogina.

    Per concludere, possiamo dire che il punto di vista della Mernissi e al-Ghazālī, secondo i quali per l’Islam le donne sono sessualmente più attive degli uomini, e l’Islam non tollera l’amore tra marito e moglie, non può essere provato utilizzando le fonti originali islamiche, il Sacro Corano e l’autentica Sunnah.

    C) Criterio per la Definizione di cosa sia Morale ed Immorale

    Come già affermato in precedenza, l’Islam non incoraggia la soppressione degli istinti sessuali, anzi, ne promuove la soddisfazione. Ciononostante, allo stesso tempo abbiamo enfatizzato che ciò deve avvenire in maniera responsabile e legittima. In altre parole, abbiamo suggerito che, secondo l’Islam, gli istinti sessuali possono essere soddisfatti in due modi: legittimo e illegittimo, o morale e immorale.

    Ma qual è il criterio di morale e immorale per l’Islam?

    L’Islam possiede una serie di credenze fondamentali, come ogni religione e ideologia, e tutti i suoi insegnamenti devono essere in armonia con i fondamenti.

    La base dell’Islam è la fede nel Dio Unico, non solo come Creatore ma anche come Legislatore. Il Sacro Corano non è solo un Libro di guida spirituale, è anche una fonte di leggi che regolamentano la vita quotidiana. La parola “Islam”, dopotutto, significa “sottomissione al volere Divino”.

    Il Sacro Corano dice chiaramente che:

    Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia” (Sura al-Aĥzāb, 33:36).

    Di conseguenza, secondo l’Islam, ciò che è giusto e sbagliato, morale e immorale, legittimo e illegittimo è deciso da Allah (SwT) e dal Suo Messaggero (S).

    E, secondo noi sh°iti, gli Imam dell’Ahl ul-Bayt (as) sono i migliori commentatori del Sacro Corano, i difensori dell’autentica Sunnahe gli esempi viventi degli insegnamenti dell’Islam. In breve, i criteri di definizione di “legittimo” e “illegittimo” sono il Sacro Corano e l’autentica Sunnah del Profeta (S) e dell’Ahl ul-Bayt(as). La Shi°a, inoltre, enfatizza che qualunque cosa Allah (SwT) abbia decretato essere legittima o illegittima si basa su una ragione, materiale, spirituale o entrambe le cose.

    Detto ciò, ricordiamo che Allah (SwT) è Onnisciente, mentre noi ci troviamo ancora sulla superficie del profondo oceano della conoscenza; pertanto, non ci è sempre possibile capire la ragione ultima di ciascuno dei comandamenti di Allah (SwT).

    Il concetto fondamentale della morale sessuale –il sesso non è cattivo e non deve essere soppresso - costituisce un esempio più che ovvio di un insegnamento islamico in completa armonia con la natura e la ragione umane.

    Non appena si afferma che l’Islam crede nella regolamentazione del comportamento sessuale, bisogna affrontare le questioni relative a:

    (1)la regolamentazione del sesso attraverso la morale e

    (2)la libertà personale nel comportamento sessuale.

    Queste sono le due questioni che saranno brevemente affrontate a conclusione del capitolo.

    1) La Regolamentazione del Sesso Attraverso la Morale

    La prima domanda è: “Il sesso può essere regolamentato dalla morale?” Ci viene detto che “non può realmente esistere una morale sessuale in quanto tale. La morale non ha a che fare con l’atto sessuale, ma sempre con qualcos’altro, con cui può essere congiunto. Possiamo ragionevolmente proibire la violenza sessuale, per esempio, ma ciò succede in relazione alla violenza; considerato in e per se stesso, e separato dalle circostanze fortuite, l’atto sessuale non è né giusto né sbagliato, bensì meramente ‘naturale’”[3].

    La conclusione di tale idea è semplice: visto che non può esistere alcuna reale morale sessuale, non dovrebbe esistere alcun tipo di restrizione alla gratificazione sessuale.

    Niente dovrebbe essere considerato immorale o illegittimo!

    Tale idea è di per sé assurda. La sessualità è un atto che coinvolge principalmente due persone, e ogni volta che due persone sono coinvolte, anche sul piano secolare, leggi e norme diventano necessarie per regolamentare il loro comportamento.

    Allo scopo di fornire una base razionale a tale idea, a volte si afferma che molti problemi nervosi e mentali si manifestano a causa del sentimento di privazione sessuale. Il provvedimento preventivo per evitare tali problemi nervosi e mentali è rappresentato dalla gratificazione senza restrizioni dell’istinto sessuale. In parole povere, quanto più si limita il sesso, tanto più le persone se ne sentiranno attratte e soffriranno del sentimento di privazione.

    La cultura libertina occidentale ha, in effetti, promosso il comportamento sessuale senza restrizioni in Occidente durante gli ultimi trent’anni[4]. E, secondo gli argomenti sopraccitati, ci si aspetterebbe di vedere un declino nel numero di problemi nervosi, frustrazioni sessuali, stupri, incesti, abusi di minori, e molestie sessuali.

    Ma è veramente successo? No, certo che no!

    Un’occhiata alle statistiche dimostra che tutti i cosiddetti effetti della privazione sessuale si sono moltiplicati, a dispetto del trend di sessualità senza restrizioni degli anni 60, 70 e 80!

    Ciò che è realmente accaduto è stato che il mondo Occidentale, dopo essersi ribellato contro la repressione del sesso attuata dal sistema cristiano, ha frainteso il sesso senza restrizioni come sesso aiutato a svilupparsi.

    L’Islam non accetta l’idea di reprimere gli istinti sessuali; al contrario, incoraggia ed aiuta a sviluppare tali sentimenti in modo che si soddisfino responsabilmente. Le restrizioni che l’Islam impone in materia sessuale sono basate sull’idea di indirizzare il sesso verso la sua corretta espressione.

    Non è diverso dal modo in cui soddisfiamo il desiderio di cibo: bisogna mangiare, ma senza ingozzarsi. In maniera simile, bisogna soddisfare i propri desideri sessuali, ma non a spese dei diritti degli altri e del proprio stesso corpo.

    Dopo essersi ribellata contro la morale sessuale repressiva della Chiesa, la cultura libertaria è arrivata all’estremo opposto del sesso senza alcuna restrizione. Il grande errore è stato pensare che qualsiasi restrizione fosse innaturale e sbagliata. Persino Bertrand Russell, che sostiene con forza il punto di vista libertario, ha dovuto accettare che, in materia di morale sessuale, alcune restrizioni sono necessarie. Egli infatti scrive: “Non sto suggerendo che non dovrebbe esistere alcuna morale o alcuna auto-limitazione riguardo al sesso, esattamente come riguardo al cibo. Riguardo al cibo osserviamo limitazioni di tre tipi, dettate dalla legge, dall’educazione e dalla salute. Consideriamo sbagliato rubare il cibo, servirci più della nostra parte in un pasto comune, e mangiare in modo che probabilmente ci farà ammalare. Limiti simili sono essenziali quando si tratta di sesso, ma in questo caso sono molto più complessi e richiedono molto più autocontrollo”[5].

    Russell, in ogni modo, aveva delle difficoltà per definire una nuova base per la morale sessuale. Il dilemma che il mondo Occidentale sta affrontando al giorno d’oggi si riflette in modo molto eloquente in ciò che Russell ha scritto: “Se permettessimo alla nuova morale {del sesso senza restrizioni} di fare il suo corso, è probabile che si spingerebbe più in là di quanto già non abbia fatto, e che porrebbe problemi che in questo momento non vediamo ancora. Se, d’altra parte, cercassimo di imporre nel mondo moderno restrizioni che erano possibili in un’epoca {cristiana} precedente, arriveremmo ad una impossibile severità di regolamentazione, contro la quale la natura umana ben presto si ribellerebbe. A questo scopo abbiamo bisogno di una morale genuinamente nuova. Con questo mi riferisco che obblighi e doveri dovranno ancora essere riconosciuti, anche se potranno essere molto diversi da quelli riconosciuti in passato. Non penso che il nuovo sistema debba, più del vecchio, implicare il lasciarsi andare senza freni agli impulsi ma credo che le occasioni per limitare l’impulso e i motivi per farlo dovranno essere diversi da quelli del passato”[6].

    Se Russell avesse avuto l’opportunità di studiare l’Islam in profondità, sono sicuro che vi avrebbe trovato “una morale genuinamente nuova” che regolamentasse il sesso senza condurre ad “una impossibile severità di regolamentazione”.

    2) L’Islam e la Libertà Personale

    La seconda domanda che viene posta da laici e liberali riguarda la libertà personale: “Non sono forse libero di fare ciò che mi pare, a condizione di non violare i diritti degli altri?”

    Credo che sia utile porre l’accento sulla differenza principale tra l’Islam e l’idea laica e liberale di libertà personale.

    Nel sistema secolare, i diritti si dividono in due categorie: quelli dell’individuo e quelli della società. Una persona è libera di fare ciò che vuole, fintanto che non infrange i diritti altrui. Per diventare un membro accettato della società, bisogna accettare tale limitazione della libertà personale.

    L’Islam, diversamente, suddivide i diritti in tre categorie: diritti dell’individuo, diritti della società e diritti di Allah (SwT). Una persona è libera di fare ciò che vuole, fintanto che non viola i diritti degli altri o di Allah (SwT). Per diventare Musulmano bisogna accettare tale limitazione della libertà personale.

    Una differenza ancora più importante sta nel concetto di diritto dell’individuo. Nell’uso secolare, i diritti dell’individuo sono visti in contrasto con quelli degli altri membri della società.

    L’Islam fa un passo più in là e afferma che anche il corpo di un individuo è titolare di alcuni diritti, in contrasto con la persona stessa. In altre parole, l’Islam considera che una persona è responsabile anche dell’uso del proprio corpo.

    Non è permesso abusare del proprio corpo o danneggiarlo. Nel Sacro Corano c’è scritto:

    Di tutto sarà chiesto conto: dell'udito, della vista e del cuore” (Sura al-Isrā',17:36).

    Descrivendo il Giorno del Giudizio, il Sacro Corano dice:

    Nel Giorno in cui le loro lingue, le loro mani e i loro piedi testimonieranno contro di loro per quello che avranno fatto” (Sura an-Nūr, 24:24)

    In quel Giorno sigilleremo le loro bocche, parleranno invece le loro mani e le loro gambe daranno testimonianza di quello che avranno fatto” (Sura Ya Sin, 36:65).

    L’Imam Zayn ul-°ābidīn, nel suo Risalat ul-Ĥuquq[7], descrive i diritti che la lingua, le orecchie, gli occhi, i piedi, le mani, lo stomaco e gli organi sessuali di una persona hanno sulla persona stessa. Se una persona usa male o abusa del suo corpo, si rende colpevole di infrangere i diritti del proprio corpo, e anche i diritti di Allah (SwT), che ci ha dato il corpo in un atto di fiducia. Il Sacro Corano dice:

    {i credenti sono coloro} che si mantengono casti, eccetto con le loro spose (…) mentre coloro che desiderano altro {in termini di soddisfazione sessuale} sono i trasgressori(Sura al-Mu'minūn, 23: 5-7)

    Secondo l’Islam, i diritti di un individuo non sono limitati solo dai diritti della società, ma anche da quelli del proprio corpo e di Allah (SwT). La giustificazione è molto semplice: l’Islam non permette che una persona si faccia del male o si distrugga, e il peccato o l’immoralità sono mezzi di perdizione. Tale limite è basato sull’amore e sulla preoccupazione che Allah (SwT) Misericordioso sente per noi.

    Allah non vuole imporvi nulla di gravoso, vuole bensì purificarvi e completare su di voi la Sua grazia
    (Sacro Corano, Sura al-Mā'ida, 5:6)

    Il concetto islamico di libertà personale può sembrare restrittivo se paragonato a quello del sistema secolare, ma il suo motivo profondo e la sua giustificazione sono accettati, in modo indiretto, persino dalla società secolare. La conseguenza logica dell’idea laica di libertà personale è che una persona è libera di fare ciò che le piaccia con se stessa; l’unico limite è rappresentato dal non infrangere i diritti altrui.

    Ma l’Occidente non ha potuto digerire tale idea completamente, come si può vedere dalle leggi che pongono dei limiti ad alcuni atti, per esempio, il suicidio o l’uso di droghe narcotiche, o anche l’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza in macchina.

    Usando droghe narcotiche il tossicodipendente non infrange i diritti degli altri, salvo che, chiaramente, il significato di “infrangere i diritti degli altri” venga esteso ad includere valori spirituali che non fanno parte del mondo laico. Ciononostante, la società occidentale considera illegale l’uso di droghe ed adotta misure per impedirlo. Ciò si giustifica dicendo che è dovere della società impedire ai propri cittadini di farsi del male. Da tali esempi si può vedere che il sistema secolare si ritira dalle conseguenze logiche della propria concezione di libertà individuale. L’unica differenza restante tra i punti di vista laico e islamico è che il primo accorda alla società il diritto di restrizione, mentre il secondo lo accorda solo ad Allah (SwT).

    Per concludere, possiamo affermare che il punto di vista islamico proibisce non solo gli atti che infrangono i diritti altrui, ma anche quelli che infrangono i diritti del corpo dell’individuo. Tale punto di vista si basa sull’amore e sulla preoccupazione che Allah (SwT) ha per gli esseri umani.



    [1]Wasa'il, vol. 12, p. 49.

    [2]Wasa'il, vol. 12, p. 49.

    [3]Cfr.: Scruton, Sexual Desire, p. 2.

    [4]Ricordiamo che l’autore ha scritto il libro nei primi anni ’90. (N.d.T.)

    [5]Russell, Marriage and Morals,p. 293-294.

    [6]Russell, Marriage and Morals,p. 91-92.

    [7]Disponibile anche la traduzione in italiano, intitolata “La Lettera dei Diritti”; anche in internet: http://al-islam.org/it/Lettera_Diritti/(N.d.T.)