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  • 283. Se siete in viaggio e non trovate uno scrivano, prendete allora dei pegni. Ebbene, se qualcuno si fida di un altro, colui di cui ci si è fidati deve restituire il suo deposito e temere Allah, il suo Signore. Non siate reticenti nel testimoniare, ché, in verità, chi agisce cosí, ha un cuore peccatore. Allah conosce tutto quello che fate.  
  • 2010-03-15 23:11:26  
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  • VERSETTO 283

    وَإِن كُنتُمْ عَلَى سَفَرٍ وَلَمْ تَجِدُواْ كَاتِبًا فَرِهَانٌ مَّقْبُوضَةٌ فَإِنْ أَمِنَ بَعْضُكُم بَعْضًا فَلْيُؤَدِّ الَّذِي اؤْتُمِنَ أَمَانَتَهُ وَلْيَتَّقِ اللّهَ رَبَّهُ وَلاَ تَكْتُمُواْ الشَّهَادَةَ وَمَن يَكْتُمْهَا فَإِنَّهُ آثِمٌ قَلْبُهُ وَاللّهُ بِمَا تَعْمَلُونَ عَلِيمٌ ﴿283﴾

    1. Se siete in viaggio e non trovate uno scrivano, prendete allora dei pegni. Ebbene, se qualcuno si fida di un altro, colui di cui ci si è fidati deve restituire il suo deposito e temere Allah, il suo Signore. Non siate reticenti nel testimoniare, ché, in verità, chi agisce cosí, ha un cuore peccatore. Allah conosce tutto quello che fate.

    COMMENTO

    Questo versetto, ricordando altre norme riguardanti la stesura dei contratti, completa in realtà il precedente. Citiamo di seguito queste norme.

    1. “Se siete in viaggio e non trovate uno scrivano, prendete allora dei pegni”. Ciò vale anche quando non si è in viaggio, nel caso in cui non si trovi uno scrivano.
    2. Il pegno deve essere sicuramente preso, e deve essere messo a disposizione del creditore.
    3. Poi il sacro Corano ricorda un’eccezione: “Ebbene, se qualcuno si fida di un altro, colui di cui ci si è fidati deve restituire il suo deposito e temere Allah, il suo Signore”. È interessante notare come qui il credito del creditore sia stato chiamato “deposito”, la cui violazione costituisce peccato maggiore.
    4. Poi Allah si rivolge alla gente, dicendo: “Non siate reticenti nel testimoniare, ché, in verità, chi agisce cosí, ha un cuore peccatore”

    Il versetto si conclude, ricordando che: “Allah conosce tutto quello che fate”. Certo, è possibile che la gente non sappia nulla di ciò che noi facciamo, di chi è in grado di testimoniare e chi no, di chi è il debitore e chi no, ma Allah, l’Onnisciente, vede, sente e conosce tutto.

    VERSETTO 284

    لِّلَّهِ ما فِي السَّمَاواتِ وَمَا فِي الأَرْضِ وَإِن تُبْدُواْ مَا فِي أَنفُسِكُمْ أَوْ تُخْفُوهُ يُحَاسِبْكُم بِهِ اللّهُ فَيَغْفِرُ لِمَن يَشَاء وَيُعَذِّبُ مَن يَشَاء وَاللّهُ عَلَى كُلِّ شَيْءٍ قَدِيرٌ ﴿284﴾

    1. Ad Allah appartiene ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra. Che lo manifestiate o lo nascondiate, Allah vi chiederà conto di quello che è negli animi vostri, e allora perdonerà chi vuole e castigherà chi vuole. Allah è onnipotente.

    COMMENTO

    Questo  versetto in realtà completa l’ultima frase del versetto precedente, dicendo: “Ad Allah appartiene ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra. Che lo manifestiate o lo nascondiate, Allah vi chiederà conto di quello che è negli animi vostri, e allora perdonerà chi vuole e castigherà chi vuole”

    Non credete di potere nascondere le testimonianze e compiere altri peccati nel cuore, senza che Allah ne sia informato, poiché Egli sa e può tutto: “Allah è onnipotente”

    VERSETTO 285

    آمَنَ الرَّسُولُ بِمَا أُنزِلَ إِلَيْهِ مِن رَّبِّهِ وَالْمُؤْمِنُونَ كُلٌّ آمَنَ بِاللّهِ وَمَلآئِكَتِهِ وَكُتُبِهِ وَرُسُلِهِ لاَ نُفَرِّقُ بَيْنَ أَحَدٍ مِّن رُّسُلِهِ وَقَالُواْ سَمِعْنَا وَأَطَعْنَا غُفْرَانَكَ رَبَّنَا وَإِلَيْكَ الْمَصِيرُ ﴿285﴾

    1. Il Messaggero crede in quello che è stato fatto discendere su di lui da parte del suo Signore, e [cosí] i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri, e [dicono:] “Non facciamo distinzioni tra i Suoi Messaggeri”. Dicono [inoltre]: “Abbiamo ascoltato e obbedito, [e cerchiamo] il Tuo perdono, Signore nostro! È a Te il [nostro] ritorno”

    COMMENTO

    IN QUALE OCCASIONE FU RIVELATO IL VERSETTO IN ESAME?

    Quando fu rivelato il versetto precedente, alcuni compagni del sommo Profeta, s’intimorirono, e dissero: “Nessuno di noi è libero dalle tentazioni interiori!”, e interrogarono a tal proposito il santo Messaggero di Allah. Discese allora il versetto, e insegnò loro la via della fede, della sottomissione, e dell’ubbidienza a Dio.

    COMMENTO

    La sura in esame si è aperta esponendo una serie di questioni teologiche riguardanti il credo e la fede, e si chiude nello stesso modo, considerato questo versetto e il successivo.

    In ogni caso il sacro Corano afferma: “Il Messaggero crede in quello che è stato fatto discendere su di lui da parte del suo Signore…”

    Questa è uno degli attributi dei profeti divini, che avevano fede certa in ciò che veniva loro rivelato.

    Poi il versetto aggiunge: «…e [cosí] i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri, e [dicono:] “Non facciamo distinzioni tra i Suoi Messaggeri”»

    Poi i credenti, oltre ad avere fede, sono anche ubbidienti e sottomessi al Creatore: «Dicono [inoltre]: “Abbiamo ascoltato e obbedito, [e cerchiamo] il Tuo perdono, Signore nostro! È a Te il [nostro] ritorno”»

    VERSETTO 286

    لاَ يُكَلِّفُ اللّهُ نَفْسًا إِلاَّ وُسْعَهَا لَهَا مَا كَسَبَتْ وَعَلَيْهَا مَا اكْتَسَبَتْ رَبَّنَا لاَ تُؤَاخِذْنَا إِن نَّسِينَا أَوْ أَخْطَأْنَا رَبَّنَا وَلاَ تَحْمِلْ عَلَيْنَا إِصْرًا كَمَا حَمَلْتَهُ عَلَى الَّذِينَ مِن قَبْلِنَا رَبَّنَا وَلاَ تُحَمِّلْنَا مَا لاَ طَاقَةَ لَنَا بِهِ وَاعْفُ عَنَّا وَاغْفِرْ لَنَا وَارْحَمْنَآ أَنتَ مَوْلاَنَا فَانصُرْنَا عَلَى الْقَوْمِ الْكَافِرِينَ ﴿286﴾

    1. Allah non grava nessuno se non di ciò che è nelle sue capacità. Ciò [di buono] che ognuno avrà guadagnato sarà a suo favore e ciò [di cattivo] che si sarà procurato sarà a suo danno. [Essi dicono:] “O nostro Signore, non ci riprendere se dimentichiamo o sbagliamo. O nostro Signore, non imporci compiti troppo pesanti, come quelli che imponesti a coloro che furono prima di noi. O nostro Signore, non gravarci di ciò che non sopportiamo, assolvici, perdonaci, abbi misericordia di noi. Tu sei il nostro Signore, sostienici dunque contro la gente infedele”

    COMMENTO

    Questo versetto inizia dicendo: “Allah non grava nessuno se non di ciò che è nelle sue capacità”, e ciò si applica a tutte le norme islamiche: si hanno obblighi dove si ha la capacità di assolverli!

    Poi aggiunge: “Ciò [di buono] che ognuno avrà guadagnato sarà a suo favore e ciò [di cattivo] che si sarà procurato sarà a suo danno”. Nulla è lasciato al caso, alla predestinazione, agli astri, o ad altre fantastiche cause, ognuno è responsabile delle proprie azioni, e raccoglie ciò che semina.

    Dopo aver esposto questi due fondamentali principi, il sacro Corano chiude la Sura del Bovino, con le seguenti sette suppliche.

    1. “O nostro Signore, non ci riprendere se dimentichiamo o sbagliamo”. Da ciò deduciamo che le dimenticanze e gli errori sono punibili da Dio. I credenti, siccome sanno di essere responsabili delle proprie azioni, chiedono a Dio di perdonare i loro sbagli e le loro dimenticanze.
    2. “O nostro Signore, non imporci compiti troppo pesanti, come quelli che imponesti a coloro che furono prima di noi”
    3. “O nostro Signore, non gravarci di ciò che non sopportiamo”
    4. “…assolvici…”
    5. “…perdonaci…”
    6. “…abbi misericordia di noi…”
    7. “Tu sei il nostro Signore, sostienici dunque contro la gente infedele”

    Queste suppliche sono assai complete, poiché comprendono richieste che riguardano le questioni di questo mondo e dell’aldilà, richieste individuali e collettive, richiesta di perdono e di misericordia.

    Qui si conclude il commento della seconda sura del sacro Corano.

     
     
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